Dalle cassette al digitale: come circolava la musica underground prima di internet

25.06.2026 - Editoriale
Cassette audio e fanzine: la scoperta musicale underground prima di internet

Tape trading, fanzine fotocopiate e la genealogia nascosta dell’ascolto indipendente — fino alle web radio di oggi come RMR Radio.

 

Prima che esistessero gli algoritmi a dirci cosa ascoltare, prima di Spotify, prima ancora di internet, esisteva un sistema di scoperta musicale lento, fisico, fatto di carta e nastro magnetico. Per intere generazioni di ascoltatori underground, sapere che una band esisteva — e riuscire davvero ad ascoltarla — richiedeva tempo, pazienza, e una rete di persone disposte a fidarsi l’una dell’altra. Si chiamava tape trading, e per quasi vent’anni è stato il sistema nervoso dell’underground musicale mondiale.

Come funzionava lo scambio di cassette

Il meccanismo era semplice quanto laborioso. Attraverso gli annunci pubblicati nelle fanzine specializzate, gli appassionati si scrivevano lettere per scambiarsi liste di gruppi, demo, bootleg di concerti, registrazioni di prove in saletta. Le liste erano spesso fotocopiate alla buona, scritte a mano o a macchina da scrivere: nome del gruppo, titolo, durata, qualità della fonte. Si arrivava a un accordo, si spediva la cassetta — quasi sempre Sony, TDK o Maxell — e si aspettava settimane per ricevere quella richiesta in cambio.

La qualità del risultato dipendeva interamente dalla generosità della catena: una copia diretta da un impianto hi-fi di qualità era un tesoro, una copia di terza o quarta generazione, registrata e riregistrata più volte, poteva risultare quasi inascoltabile. Eppure proprio questa fragilità faceva parte del fascino: ogni cassetta arrivava con una storia, un percorso, una rete di persone che l’avevano toccata prima di te.

Il fenomeno nasce nel mondo del metal e del punk hardcore già nei primi anni Ottanta, ma si estende rapidamente ad altri generi — industrial, noise, sperimentale, dark — diventando il principale strumento attraverso cui circolava qualunque cosa fosse troppo estrema, troppo di nicchia, troppo poco commerciale per trovare spazio in un negozio di dischi tradizionale.

Le fanzine: l’informazione prima di internet

Il tape trading non sarebbe esistito senza un secondo livello di infrastruttura, altrettanto artigianale: le fanzine. Riviste autoprodotte, spesso stampate in poche centinaia di copie con ciclostile o fotocopiatrice, distribuite per posta o nei negozi di dischi amici. In Italia, nella seconda metà degli anni Novanta, circolavano decine di testate amatoriali — nomi come Raw Art Fanzine, Jammai, Trippa Shake, Freak Out, Equilibrio Precario — ognuna con una propria linea editoriale, un proprio giro di lettori, una propria rete di scambio.

Raw Art Fanzine, fondata in Basilicata da Daniele Badursi, ha lasciato un’eredità particolarmente preziosa: un archivio di oltre duecento copertine di musicassette demo italiane e internazionali ricevute e recensite negli anni Novanta, oggi digitalizzato e consultabile online. Sfogliarlo oggi significa avere davanti, in un colpo d’occhio, la mappa sonora di un’intera generazione di gruppi italiani — metal, punk, grunge, dark, indie — che non avrebbero avuto altro modo di farsi conoscere fuori dalla propria città.

L’Emilia-Romagna e la sua scena sommersa: anche Bologna ha avuto il suo tape trading

Anche l’Emilia-Romagna ha avuto la propria fetta di questa storia, spesso dimenticata. A Modena, nei primi anni Ottanta, un proliferare di band underground ha lasciato una traccia che per decenni è rimasta visibile solo a chi quella scena l’aveva vissuta direttamente: cassette autoprodotte, video amatoriali, fanzine fatte in casa nei centri giovani cittadini. Solo nel 2019 quel materiale è stato recuperato e raccolto in una compilation che riunisce brani di ottanta gruppi dell’intera regione — quasi un quarto dei quali solo modenesi — restituendo finalmente un’immagine organica di un fermento che fino a quel momento esisteva solo nei ricordi e nelle scatole di nastri ammuffiti in qualche cantina.

Bologna, da questo punto di vista, condivide la stessa dinamica delle altre città emiliane: un sottobosco fittissimo di gruppi, etichette artigianali, fanzine e reti di scambio che raramente trova posto nei racconti ufficiali della scena cittadina — più concentrati, comprensibilmente, sui grandi nomi e sui grandi spazi come Livello 57 o Link. Ne abbiamo raccontato la storia completa in Bologna Underground: frequenze sotterranee dagli anni Novanta a oggi. Ma è proprio in quella rete minuta, fatta di cassette spedite per posta e fanzine fotocopiate, che si è formato il pubblico — e spesso anche i musicisti — di quegli stessi spazi.

La fine di un’epoca, l’inizio di un’altra

Il tape trading e la cultura delle fanzine cominciano a tramontare già a metà degli anni Novanta, quando i masterizzatori CD rendono la copia digitale più semplice e immediata. Il colpo definitivo arriva con la diffusione di internet, dell’mp3 e del file sharing: nel giro di pochi anni, un intero ecosistema fatto di lettere, francobolli riciclati e attese di settimane viene sostituito da un download istantaneo.

Si è guadagnato moltissimo in velocità e accessibilità. Ma si è perso anche qualcosa, ed è proprio quel qualcosa che oggi, paradossalmente, motiva il ritorno di interesse verso pratiche di ascolto più lente e curate. Il tape trading, per quanto inefficiente, garantiva due cose che l’algoritmo non garantisce: la fiducia in un’altra persona che ha scelto cosa farti ascoltare, e l’esposizione a qualcosa che non stavi cercando attivamente. Non si riceveva mai esattamente quello che ci si aspettava — si riceveva quello che chi stava dall’altra parte della corrispondenza aveva deciso di condividere.

Lo stesso impulso, un’altra tecnologia: dalle cassette alle web radio indipendenti

È esattamente questo l’impulso che, per percorsi diversi, è tornato a manifestarsi nell’ultimo decennio attraverso le web radio indipendenti. Una redazione che cura una programmazione, un artista che propone un mix, un collettivo che costruisce un palinsesto: non sono altro che la versione contemporanea della stessa logica che governava le liste di scambio fotocopiate negli anni Novanta. Qualcuno scelto a monte, qualcuno di cui ci si fida, che ti espone a qualcosa che probabilmente non avresti trovato da solo.

RMR Radio — web radio indipendente di Bologna con sede nella Bolognina — si inserisce in questa genealogia non come erede diretta — la tecnologia, il contesto, persino il pubblico sono completamente diversi — ma come ennesima incarnazione di un bisogno che la cultura underground continua a riproporre sotto forme nuove: costruire reti di fiducia attorno alla musica, invece che lasciarla in mano a un sistema che predice solo cosa già ci piace. Il nastro magnetico è sparito, le fanzine fotocopiate sono diventate pezzi da collezione, ma il principio — qualcuno che seleziona, qualcuno che si fida, qualcosa che circola — è esattamente lo stesso che muove, oggi, ogni palinsesto costruito da un collettivo di artisti. Lo stesso principio guida la curatela dei set e delle live session che pubblichiamo nell’archivio di RMR Radio.

RMR Radio — Radio Magnetic Resonance, la web radio indipendente di Bologna — quartiere Bolognina

www.rmrlive.com

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