Fusaifusa: un mosaico di suoni, storie e territori — la prima puntata di RMR Radio’s Corner

18.09.2026 - Uncategorized
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Fusaifusa live al Pub Sunshine di Bologna per RMR Radio's Corner

Dalla Tunisia al Kurdistan passando per Bologna: la band ospite del primo live di RMR Radio’s Corner al Pub Sunshine racconta come si costruisce un linguaggio musicale che attraversa i confini.

Ci sono musiche che nascono dall’incontro tra generi diversi. E poi ci sono musiche che nascono dall’incontro tra persone, storie e territori.

Fusaifusa appartiene alla seconda categoria.

La band riunisce percorsi differenti: la Tunisia di Ali e Taha, la Siria e il Kurdistan — in particolare la regione di Rojava e Afrin — di Ashti, e il tocco siciliano di Federico al basso. Un insieme di provenienze che non viene utilizzato come semplice repertorio di influenze, ma che entra direttamente nel linguaggio della band, tanto a livello consapevole quanto istintivo.

È da questo incontro che nasce il suono di Fusaifusa, protagonista della prima puntata di RMR Radio’s Corner al Pub Sunshine di Bologna.

Una musica fatta di memoria

Nella musica di Fusaifusa convivono strumenti e tradizioni provenienti da territori differenti. Ci sono il saz curdo e il duduk, il bendir e la darbuka tunisini, i qraqeb della tradizione gnaoua e stambeli. Ci sono i ritmi tradizionali del Maghreb, le scale dei maqām orientali e il canto sufi.

Ma per la band non si tratta semplicemente di citare le proprie origini.

«C’è quasi tutto, sia a livello cosciente che istintivo», raccontano.

Questi elementi non vengono vissuti come una raccolta di ricordi da riprodurre, ma come una vera e propria grammatica musicale. «Più che un ricordo nostalgia, sono la grammatica di base con cui ci esprimiamo ogni giorno».

È una distinzione importante: le origini non sono un ornamento aggiunto alla musica, ma una parte del modo stesso in cui Fusaifusa compone e suona.

Il mosaico: da dove viene il nome Fusaifusa

Anche il nome della band racconta qualcosa di questo approccio.

Fusaifusa significa “mosaico” in arabo.

L’immagine è quella di un insieme composto da elementi differenti, dove ogni tassello conserva la propria identità senza perdere il senso dell’insieme.

«Ogni tassello conserva la propria forma e colore, ma insieme crea un disegno unico».

Il linguaggio della band non nasce quindi dalla volontà di sommare meccanicamente generi diversi. Non c’è l’idea di «mettere un po’ di questo e un po’ di quello». Il punto di partenza è piuttosto l’ascolto reciproco e la condivisione.

La scena bolognese e il Locomotiv Club sono stati il contesto in cui questo incontro ha preso forma. Ed è proprio attraverso il dialogo tra i musicisti che le diverse componenti hanno iniziato a trovare un equilibrio.

Anche l’elettronica portata da Taha non viene utilizzata come semplice riempitivo: si intreccia con la componente acustica e contribuisce a creare un tessuto in cui le singole identità continuano a rimanere riconoscibili.

Le differenze diventano musica

Quando musicisti con background differenti si incontrano, anche il modo di concepire il tempo può cambiare.

Per Fusaifusa questa differenza non è diventata un ostacolo. Al contrario, è diventata una delle risorse della band.

Nel loro repertorio convivono tempi dispari, come i sette ottavi di Mistikî, strutture ipnotiche e cicliche legate alla musica sufi e ritmi stambeli.

Sono concezioni differenti della misura e della performance che, invece di essere eliminate, sono state portate dentro la sala prove.

«Abbiamo lasciato che queste divergenze entrassero nella sala prove, trasformandole in tensione creativa».

La chiave, spiegano, non è stata cercare di uniformarsi, ma trovare un respiro comune.

Strumenti e suoni che raccontano una storia

Tra gli strumenti che Fusaifusa porta dentro la propria musica ci sono anche suoni che assumono un significato preciso.

Un esempio sono i qraqeb, le nacchere di metallo della tradizione gnaoua e stambeli. Nell’album Lamana vengono utilizzati con una forte carica simbolica: il loro suono richiama quello delle catene agli arti degli schiavi, trasformandosi poi in un rituale sonoro di liberazione.

Ci sono poi il tembûr, o saz curdo, la zokra berbera e le sonorità del ma’luf arabo-andaluso.

Per la band, far conoscere questi strumenti significa anche mostrare quanto possano essere contemporanei e potenti, lontano dall’idea che appartengano necessariamente a un passato immobile.

Oltre l’etichetta di “musica etnica”

È proprio qui che Fusaifusa prende le distanze da una certa idea di contaminazione.

La band rifiuta quella che definisce la logica della «cartolina esotica» e l’idea della «musica etnica» intesa come genere separato.

Il ragionamento è semplice: se questa musica venisse suonata in Tunisia o in Kurdistan, sarebbe semplicemente musica.

Per Fusaifusa, quindi, gli elementi provenienti da tradizioni diverse non devono servire a decorare una struttura musicale occidentale con un «tocco orientale». Sono parte di un linguaggio contemporaneo che nasce dal vissuto dei musicisti.

Resistenza, viaggio, ricerca spirituale e integrazione diventano così alcuni dei temi attraverso cui la band racconta il presente.

L’obiettivo dichiarato è costruire un linguaggio che possa essere universale, accessibile e capace di muoversi oltre i confini culturali.

Quando l’elettronica si fa da parte: il live acustico

Nel live di RMR Radio’s Corner al Pub Sunshine, Fusaifusa ha mostrato anche una dimensione più intima e unplugged.

Ridurre la componente elettronica cambia inevitabilmente la percezione della musica. Restano gli strumenti, la voce, il corpo e il rapporto diretto con chi ascolta.

«La dimensione acustica mette al centro il contatto visivo con il pubblico e la forza del rituale».

Senza synth e strutture della produzione in studio, emergono la materia e la fisicità degli strumenti: il legno del saz, la pelle dei tamburi, il respiro della voce e le vibrazioni del contrabbasso.

Non è necessariamente un’altra musica, ma un altro modo di raccontare le stesse storie.

Bologna come punto d’incontro

Se le origini dei musicisti arrivano da territori differenti, è a Bologna che queste storie si sono incontrate.

La città viene descritta dalla band come il «catalizzatore fondamentale» della propria formazione. È qui che i musicisti si sono incrociati, hanno partecipato e vinto il contest Blender del Locomotiv Club, e hanno iniziato a costruire il progetto.

Bologna, con la sua capacità di far convivere storie lontane, è diventata parte del percorso di Fusaifusa.

«C’è un’energia di condivisione, di fermento culturale e di resistenza politica che appartiene a questa città e che è entrata inevitabilmente nel nostro attitudine live e nei testi».

Il risultato è un progetto che tiene insieme luoghi diversi senza cercare necessariamente di scegliere un’unica appartenenza. È la stessa energia che attraversa la scena raccontata in Bologna Underground: frequenze sotterranee dagli anni Novanta a oggi.

Tre tappe per attraversare il mondo di Fusaifusa

Se il set di Fusaifusa fosse un viaggio attraverso le origini e le esperienze della band, ci sarebbero almeno tre tappe fondamentali.

La prima è Exodus, che rappresenta il viaggio fisico, spirituale e psichedelico attraverso il deserto. È il momento di passaggio tra la decisione di partire e ciò che si troverà all’arrivo: una canzone legata alla memoria e alla migrazione.

Poi c’è Lamana, definita dalla band il cuore pulsante del proprio messaggio. Il ritmo stambeli e l’invocazione agli artisti rappresentano la responsabilità della voce collettiva e il legame con il Maghreb e con il tema della liberazione.

Infine Bêrîvanê o Hevala Evîndar, brani che rappresentano l’omaggio alla cultura curda e al maestro Ciwan Haco, attraverso il legame con la resistenza, l’amore di comunità e la memoria delle terre d’origine.

Tre tappe diverse, ma accomunate dalla stessa idea di movimento: fisico, culturale, spirituale e collettivo.

Guardare oltre

Dopo questo primo incontro con RMR Radio’s Corner, Fusaifusa vuole continuare a spingere i confini del proprio suono, sia dal vivo che nelle future produzioni.

Tra le direzioni che interessano maggiormente la band c’è l’approfondimento del dialogo tra musica trance/sufi ed elettronica d’avanguardia, insieme al desiderio di portare la propria musica su palchi sempre più internazionali.

Ci sono anche possibili incontri da costruire: artisti di altre scene del Global South e del panorama sperimentale europeo.

Il punto di arrivo, però, non sembra essere un luogo preciso.

È piuttosto la possibilità di continuare a mettere in relazione persone, culture e linguaggi differenti.

Perché, nel mosaico di Fusaifusa, ogni tassello mantiene la propria forma e il proprio colore. È proprio dal loro incontro che nasce il disegno.

RMR Radio’s Corner

RMR Radio’s Corner è il format live di RMR Radio, la web radio indipendente di Bologna, dedicato agli incontri fuori dallo studio. Il primo appuntamento si è tenuto al Pub Sunshine di Bologna con Fusaifusa. Tutti i set e le live session sono disponibili nell’archivio di RMR Radio.


RMR Radio — Radio Magnetic Resonance, la web radio indipendente di Bologna — quartiere Bolognina

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