«Ogni martedì non sappiamo cosa succederà» — intervista a Baronato Quattro Bellezze

08.10.2026 - Interview
Baronato Quattro Bellezze, il collettivo mascherato di Roma, in vista del Robot Festival di Bologna

Da Roma a Bologna: RMR Radio incontra il collettivo mascherato che trasforma un’osteria immaginaria in musica, in vista del take over al Robot Festival.

Ci sono gruppi che si presentano con un genere, una formazione, una data di nascita. E poi ci sono realtà che preferiscono presentarsi con un luogo.

Baronato Quattro Bellezze appartiene alla seconda categoria.

Da Roma, dietro maschere grottesche e misteriose, il collettivo porta avanti ogni martedì una pratica musicale che sfugge alle definizioni: cumbia, elettronica, funk, psichedelia, avant rock e teatro convivono senza gerarchie. Giovedì 8 e venerdì 9 ottobre sarà a Bologna, ospite del Robot Festival, con un take over negli spazi dell’ex ospedale dei Bastardini.

In vista di quell’appuntamento, RMR Radio ha rivolto loro diciotto domande: dall’identità del collettivo alla scena romana, dal suono al ruolo di una radio indipendente. Qui sotto, le risposte complete.

Per chi non vi conosce ancora, chi sono Baronato Quattro Bellezze? Come vi presentereste senza parlare di generi musicali? E come se invece doveste usare anche un genere musicale? Da chi è formato il vostro gruppo?

Il Baronato Quattro Bellezze non lo definiamo un gruppo o una band, ma un collettivo di persone che dietro queste maschere svolgono il sacro compito della musica.

Siamo musicisti, artisti, amici, complici. Il Baronato è soprattutto un luogo e un dispositivo: un’osteria immaginaria dove persone diverse si incontrano e producono qualcosa che da sole probabilmente non avrebbero prodotto.

Se proprio dovessimo usare un genere musicale, diremmo musica da osteria psichedelica. Ma anche questa definizione ci sembra già troppo stretta.

Siete quattro (o più) musicisti con percorsi diversi. Qual è stato il momento in cui avete capito che insieme poteva nascere qualcosa che individualmente non sarebbe stato possibile?

Tutto è possibile e tutto è impossibile, dipende solo dalla forza di volontà che ci si mette. Non c’è un momento preciso, ma c’è la vita che scorre tutti i giorni e unisce o allontana le persone.

Il Baronato nasce proprio da questo: dall’incontro, dalla possibilità che persone diverse possano trovarsi nello stesso posto e vedere cosa succede.

Come nasce una vostra composizione? Parte da un’idea, da una conversazione, da un gruppo precedentemente già formato e come ha influenzato tutto questo il fatto di avere preso sulle spalle la pesante eredità legata al locale romano con omonimo nome fondato originariamente dall’artista en travesti Dominot?

Una composizione nasce quando si ha qualcosa da dire, da figurare o da alludere. Tutto influenza tutto, e come potrebbe essere altrimenti? Non abbiamo preso nessuna “pesante eredità”, piuttosto abbiamo fatto rivivere una magia ormai assopita e dimenticata.

Il nome e il luogo hanno una storia importante, ma non vogliamo fare una ricostruzione filologica del passato. Ci interessa piuttosto riattivare quello spirito di libertà, di ambiguità, di gioco e di trasformazione che apparteneva al Baronato originario e a Dominot.

Quanto spazio lasciate all’improvvisazione? Succede ancora di sorprendervi durante un live?

Per il progetto Baronato Quattro Bellezze tutto è improvvisazione, non esisterebbe altrimenti.

Ci capita ancora di sorprenderci con la musica, che è un linguaggio che nasconde dentro tanti misteri.

Ogni martedì non sappiamo esattamente cosa succederà. È proprio questa incertezza a rendere possibile qualcosa di interessante.

Quando vi esibite siete soliti “travestirvi” indossando le iconiche maschere che vi contraddistinguono, talvolta facendo qualche variazione al riguardo. Ci parlate della loro origine? E cosa significano per voi quelle maschere?

L’origine della maschera è forse tra le più antiche pratiche usate dall’uomo. Per noi, come per chi prima di noi, serve a calarci in un mondo fatto di ombre e sospiri, dove il gioco, la paura e la follia appaiono per quello che sono, alimentando un mondo fantastico e possibile non più fatto di soli esseri umani.

Il Baronato non esisterebbe con le sue performance senza le maschere, perché non siamo “noi”, ma siamo quei personaggi misteriosi e grotteschi che animano la nostra OSTERIA.

La maschera non nasconde soltanto: permette di diventare qualcos’altro.

Roma

Roma viene spesso raccontata come una città difficile per chi fa musica. Eppure continua a produrre artisti incredibili. Perché secondo voi?

Perché è Roma, un’opera d’arte di enormi dimensioni, strato su strato su strato, e sprigiona delle forze telluriche che colpiscono gli animi dei più audaci.

È una città che non ti lascia mai veramente tranquillo. Anche quando pensi di non cercare niente, qualcosa ti viene addosso.

Mette tanto alla prova e spesso porta al limite, soprattutto le anime più creative: per questo probabilmente escono fuori cose interessantissime da questa fucina.

Quali luoghi e persone hanno formato la vostra sensibilità e continuano magari anche oggi a farlo?

Potremmo stare giorni a rispondere a questa domanda, ma preferiamo dire: vivendo in una città nella quale in ogni punto ti cade lo sguardo trovi qualcosa di affascinante, non verrebbe voglia a chiunque di provare a fare qualcosa di affascinante?

Roma è una continua stratificazione di persone, rovine, bar, chiese, mercati, periferie, feste, fantasmi e incontri. Tutto questo inevitabilmente finisce dentro quello che facciamo.

Esiste davvero una “scena romana”? Oppure è solo una somma di persone che ogni tanto si incontrano?

La scena romana esiste proprio perché è una somma di persone che ogni tanto si incontrano.

Forse non è una scena nel senso classico del termine, con un centro e una direzione precisa. È più una costellazione di persone, luoghi e situazioni che ogni tanto si avvicinano e producono qualcosa.

E forse è meglio così. La sentiamo viva e in fermento, ma senza quel bisogno spesso negativo di dover dimostrare forzatamente qualcosa.

Ci sono artisti romani che sentite vicini e che secondo voi meriterebbero molta più attenzione?

Roma è piena di persone che meriterebbero più attenzione di quella che ricevono. Ma forse il problema è proprio questo: appena fai un nome ne dimentichi altri dieci.

Preferiamo quindi non fare una lista. Venite al Baronato un martedì sera e probabilmente qualcuno lo incontrerete.

Il suono

Le vostre produzioni ed esibizioni sembrano muoversi continuamente tra cumbia, elettronica, funk, psichedelia, avant rock e teatro. Pensate ancora in termini di generi oppure ormai sono solo strumenti?

I generi sono strumenti, ma anche fantasmi.

Non ci interessa attraversarli per dimostrare che possiamo farlo. Semplicemente, quando una cosa serve alla musica, la prendiamo. Un ritmo può venire dalla cumbia, un suono dal funk, una struttura dal rock, un rumore dalla strada, una voce da un’osteria.

Il problema nasce quando il genere diventa un confine. I confini non ci piacciono.

Qual è il disco che, negli ultimi anni, vi ha fatto dire: “Avremmo voluto farlo noi”?

Ce ne sono molti, e spesso sono proprio quelli che ci fanno pensare: “Per fortuna non l’abbiamo fatto noi”.

L’invidia, quando è sana, è una grande forma di ammirazione.

Come selezionate la musica che ascoltate?

Non la selezioniamo troppo.

La musica arriva da tutte le parti: qualcuno ce la fa ascoltare, la troviamo per caso, la sentiamo in un bar, in macchina, in un mercato, in un archivio, in una festa o in una casa. O qualcuno al Baronato fa una bella selezione in cui scopriamo tanti nuovi tesori.

Ascoltiamo molta musica, ma soprattutto cerchiamo suoni che ci facciano venire voglia di ascoltarne ancora.

Quanto conta oggi il DJ rispetto al musicista? Le due figure stanno diventando la stessa cosa oppure rimangono mondi differenti?

Sono sempre state due figure molto più vicine di quanto si voglia ammettere. Se la pratica artistica viene portata avanti in modo vero e genuino.

Il DJ compone attraverso la selezione, il musicista compone attraverso la produzione del suono. Ma entrambi costruiscono relazioni tra suoni, tempi, corpi e persone.

Entrambi comunicano, entrambi ascoltano, entrambi suonano.

Al Baronato questa distinzione ci interessa ancora meno: chi mette un disco, chi suona, chi canta, chi urla, chi balla e chi ascolta fanno tutti parte della stessa situazione.

Oggi

Viviamo in un periodo in cui esce una quantità enorme di musica. Secondo voi oggi è più difficile creare qualcosa di originale o semplicemente essere ascoltati?

Essere ascoltati è sicuramente più difficile.

Fare qualcosa di originale forse non lo è mai stato: basta avere il coraggio di non preoccuparsi troppo di essere originali. Citando Carmelo Bene: «Nessuno è autore di un bel cazzo di niente».

Il problema è che oggi tutto è immediatamente disponibile, archiviato, classificato e confrontato. Bisogna quindi cercare di creare non necessariamente qualcosa che nessuno ha mai fatto, ma qualcosa che abbia ancora una propria necessità.

Qual è la cosa che vi entusiasma di più della scena musicale attuale? E quella che invece vi preoccupa?

Ci entusiasma il fatto che continuino a nascere musiche, luoghi e comunità al di fuori dei percorsi ufficiali. Ci sono persone che costruiscono mondi con pochissimi mezzi e una quantità enorme di immaginazione.

Ci preoccupa invece la velocità. Tutto deve uscire, essere visto, essere ascoltato… essere consumato e subito sostituito da qualcos’altro.

La musica, però, ha bisogno anche di tempo per sedimentare. E forse anche di essere dimenticata per un po’.

Che ruolo può avere ancora una radio indipendente come RMR? Cosa vi aspettate da uno spazio del genere?

Una radio indipendente può ancora essere un luogo di scoperta, di incontro e di libertà. Un punto di partenza per fare comunità e rete.

Non deve necessariamente rincorrere ciò che già funziona. Può permettersi di trasmettere qualcosa che nessuno stava cercando, e proprio per questo farlo diventare necessario o perlomeno importante, per qualcuno.

Se poteste invitare qualsiasi artista, vivo o morto, a fare una sessione con voi… Chi sarebbe?

Ne servirebbero almeno cento.

Ma forse inviteremmo qualcuno che non avrebbe nessuna ragione di trovarsi al Baronato. È proprio lì che potrebbe succedere qualcosa.

Comunque, se proprio dobbiamo fare un nome: Moondog.

E poi vediamo cosa succede.

In occasione di Robot Festival, cosa dobbiamo aspettarci dalla vostra performance?

Non aspettatevi troppo.

Venite senza aspettative, possibilmente con qualche dubbio e con le orecchie aperte.

Sarà una sessione del Baronato Quattro Bellezze molto particolare. Un take over di una delle stanze dell’ex ospedale dei Bastardini, che animeremo per tutta la sera, per due giorni (giovedì 8 e venerdì 9).

Lunghe ore di suono che ci faranno muovere al confine tra live e installazione sonora, portando l’immaginario della nostra osteria nel cuore di Bologna.

Il resto, come sempre, non lo sappiamo ancora.

Dall’osteria alla Bolognina

È una dichiarazione d’intenti che ci riguarda da vicino. Anche noi crediamo che una radio indipendente possa essere un luogo di scoperta e di rete, e che la musica underground viva soprattutto di incontri, luoghi e persone.

È la stessa energia che abbiamo provato a raccontare in Bologna Underground: frequenze sotterranee dagli anni Novanta a oggi.

Baronato Quattro Bellezze giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026, dalle 20.00 alle 23.00 presso la Sala degli Innocenti — Ex Ospedale dei Bastardini — Via d’Azeglio 43-45 Bologna.

Baronato Quattro Bellezze dal martedì alla domenica, Via di Panico 23 Roma

RMR Radio

RMR Radio è la web radio indipendente di Bologna, nata nel quartiere Bolognina. Tutte le trasmissioni e le sessioni sono disponibili nell’archivio di RMR Radio.

RMR Radio — Radio Magnetic Resonance

www.rmrlive.com

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